Il Penetration Test (PT) è una simulazione controllata di attacco informatico. A differenza di una scansione automatica, un PT si focalizza sull'uso di tecniche manuali per identificare e sfruttare vulnerabilità
reali, replicando il comportamento di un attaccante.
L’obiettivo è fornire una valutazione concreta del rischio: capire quali dati o sistemi possono essere compromessi, con quale impatto sul business, e quali misure adottare per ridurre l’esposizione.
Simula uno scenario in cui un attaccante ha già ottenuto accesso alla rete aziendale, ad esempio tramite un dispositivo compromesso o un insider malevolo. L’attività consente di valutare la solidità delle difese interne e la capacità dell’organizzazione di rilevare e contenere attività sospette.
Riproduce l’approccio di un attaccante esterno privo di credenziali, con l’obiettivo di misurare l’esposizione reale dell’organizzazione su Internet e la resilienza dei sistemi esposti. L’attività fornisce una visione chiara dei rischi associati al perimetro IT aziendale.
Si concentra sulle applicazioni web aziendali seguendo gli standard OWASP. L’analisi permette di individuare vulnerabilità che potrebbero compromettere la sicurezza dei servizi digitali, l’affidabilità dei processi e la protezione dei dati trattati.
Estende l’analisi a componenti complessi come API, SaaS e applicazioni mobile, seguendo le linee guida OWASP API Security Top 10. È particolarmente indicato per realtà che erogano servizi digitali su larga scala e desiderano garantire la sicurezza dell’intera catena applicativa.
Output di ogni attività: un report tecnico completo e una sezione executive, con evidenze riproducibili, valutazione dell’impatto e raccomandazioni operative per la mitigazione delle vulnerabilità.
Le modalità definiscono quanta visibilità viene messa a disposizione del team durante il test. Sono indipendenti dalla superficie (interna, esterna, web, API) e si scelgono in base a obiettivi, profondità desiderata, tempi e rischio accettabile. In tutti i casi l’attività è autorizzata, a impatto controllato e regolata da ROE.
Nessuna informazione preliminare (oltre ai target autorizzati) e nessuna credenziale. L’approccio è discovery‑driven: riproduce il processo di ricognizione e attacco di un avversario reale partendo da zero.
Visibilità parziale (es. credenziali low‑priv, schema architetturale, panoramica dei servizi). Consente di concentrare il tempo su percorsi ad alto impatto e su catene di compromissione realistiche.
Massima trasparenza: documentazione, configurazioni, account dedicati e (quando previsto) accesso al codice. È la migliore opzione se si vuole una validazione profonda di sicurezza e hardening.
Indica obiettivi, perimetro e tempistiche: ti invieremo una proposta tecnica chiara e mirata.